Giovedì, 19 Gennaio 2012 14:50

“Intervista – Come comprendere il neonato?”

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Durante la gravidanza le future madri cercano di immaginarsi come sarà il proprio bambino e la loro vita insieme. Ma è solo dopo la nascita che i genitori possono veramente capire che un grande cambiamento è avvenuto nella loro vita. Prima di tutto mamma e papà devono riuscire a conoscere il proprio bambino e a capirlo.
Facciamo qualche domanda a tale proposito, alla dott.sa Francesca Giordano: medico chirurgo con specializzazione in psicologia e psicoterapeuta, responsabile del corso “Genitori si diventa” presso la Casa di Cura Santa Famiglia di Roma.

1) Spesso i genitori trovano molte difficoltà a capire cosa vuole il proprio bambino quali sono secondo lei i canali di comunicazione principali?

Comprendere quali siano le esigenze di un neonato, in effetti non è cosa facile. La prima difficoltà che si presenta ai genitori è data dal fatto che il neonato non essendo ancora adulto non parla la stessa lingua e esprime quello che vuole con il pianto. Il pianto è la principale via di comunicazione ed espressione dei neonati. La prima cosa che consiglio è uno sforzo nel tentare di comprendere e interpretare “ il linguaggio” del figlio. Con il tempo mamma e papà impareranno a conoscere il loro bambino e a capire le sue necessità. Occorre avere un attenzione e una sensibilità recettiva verso il figlio e si scoprirà che dietro al “lamento” ogni  volta si nasconde un esigenza o un bisogno diversi. Certo se il bambino ha fame,sete,sonno o semplicemente voglia di coccole si esprimerà piangendo ma la modalità del pianto( rabbiosa,lamentosa, spaventata,insistente o discontinua)cambierà in base alla richiesta nascosta dietro  al vagito. Un consiglio utile per i genitori è quello di osservare anche il movimento del corpicino del neonato che spesso comunica ad esempio un mal di pancia stirando le gambine o la voglia di essere coccolato e rassicurato rannicchiandosi  tra le braccia della madre.

 2) Quali sono le principali necessità di un neonato?

Per rispondere a questa bella domanda vorrei  fare subito un chiarimento relativo al fatto che quando si parla di necessità di un lattante occorre fare una distinzione tra i suoi bisogni fisiologici e le esigenze di natura psicologica. Faccio questa importante affermazione partendo dal fatto,per niente scontato, che qualunque essere umano è composto da una psiche e da un corpo. Entrambi gli aspetti devono essere presi in considerazione dai neogenitori che si apprestano alla realizzazione  di un sano sviluppo psicofisico del bambino. Quest’ ultimo necessita dei bisogni primari che sono mangiare,dormire e defecare ma anche di risposte relative alla sfera psichica come essere rassicurato, protetto e profondamente amato dai genitori. Dormire per molte ore lo aiuta a crescere e rinforzarsi sempre di più. L’allattamento ha la funzione di alimentazione ma anche un valore su base psicologica. Di conseguenza il momento della poppata assume anche un significato di relazione e intimità che crea il rapporto genitore-figlio. Per ultima cosa ma non meno importante è un accenno alla relazione che si stabilisce con il neonato attraverso il contatto con il corpo di mamma e papà . Questo legame va a costituire la base per un attaccamento sicuro, che durante le successive fasi evolutive dalla fanciullezza all’adolescenza fino alla maturità dell’adulto, sarà il fondamento dell’autostima e fiducia in sé.

3) Un ambiente “sereno”può favorire la crescita del neonato?

Bisogna vedere che cosa intendiamo con il termine sereno. Trovo più appropriata l’immagine di un ambiente familiare dove prevalgono la calma e il calore umano che sicuramente rappresentano un fattore positivo per lo sviluppo psicofisico del bambino, anzi si può dire che dovrebbero essere le basi di partenza per creare un buon nucleo familiare. Di contro una famiglia composta da genitori tesi,ansiosi, eccessivamente preoccupati nei confronti della prole rappresenta un fattore di rischio in senso negativo ai fini dell’educazione dei figli. Tale stato d’ansia può trasformarsi in una instabilità emotiva che influisce negativamente sullo stato psicologico del neonato e sulla salute psichica dell’intero nucleo familiare.

Grazie

dott.sa Francesca Giordano

Casa di Cura Santa Famiglia

 

Letto 4151 volte Ultima modifica il Lunedì, 13 Gennaio 2014 15:47