Giovedì, 09 Maggio 2013 08:58

In Pink! - il lavoro della puericultrice: l'amore, prima di tutto

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Oggi ospitiamo nella rubrica In Pink! Caterina Brunaccini, puericultrice da sempre, in un'intervista molto sentita. Prendetevi qualche minuto per leggere la passione che Caterina esprime quando parla della sua figura professionale ma non solo, un vero e proprio amore che va oltre l'impegno lavorativo...

Ciao Caterina, puoi spiegarci chi è e cosa fa una puericultrice?

La puericultrice, figura professionale riconosciuta dal Ministero della Salute, è un operatore sanitario ed educativo che si occupa dei bambini da zero a sei anni, non solo dal punto di vista sanitario ma anche dal punto di vista del loro sviluppo psicologico, motorio e ludico.

La puericultrice svolge svariate e delicate mansioni: deve essere in grado di curare l’alimentazione del bambino, deve predisporre l'ambiente per offrire ai bambini delle esperienze creative, che consentano loro di vivere in un ambiente sereno e gioioso.

Inoltre collabora con il pediatra, tenendolo informato sulle condizioni sanitarie del bambino. Chi vuole diventare puericultrice deve seguire lo specifico corso propedeutico alla cura dei neonati.

La puericultrice deve essere in possesso di nozioni di psicologia, di pedagogia, di pediatria, di puericultura, di igiene del bambino e dell’ambiente, ma anche nozioni di assistenza sociale, di scienza dell’alimentazione e di etica professionale. Deve, inoltre, conoscere la comunicazione e il linguaggio verbale e corporeo del bambino, i doveri della famiglia e della società, e lo sviluppo socio-psicologico del bambino.

Spesso si parla della figura dell'ostetrica associandola a quella della puericultrice: qual è la differenza sostanziale tra le due?

Bisogna differenziare le due figure sia per il percorso di formazione, sia per le competenze; della puericultrice vi ho già detto, l'ostetrica è la figura professionale per eccellenza più vicina alla donna, ha competenze per seguire in piena autonomia e responsabilità la donna in tutto il suo percorso evolutivo, dalla nascita alla menopausa. La collaborazione tra le due figure professionali è di fondamentale importanza, nella relazioni con le neo-mamme ed i loro bambini.

Nei percorsi di sostegno genitoriali e nelle consulenze, chiedo sempre alle neo-mamme le indicazioni date sia dall'ostetrica che dal pediatra alla dimissione.

Raccontaci il tuo percorso professionale. Dove è cominciato, dove è arrivato?

Sono da sempre una puericultrice: ho iniziato nel luglio del 1987, lavorando presso il Policlinico di Milano. Avevo solo 19 anni e tanto entusiasmo. La mia esperienza ospedaliera è durata 23 anni, fino al luglio del 2010.

Ho prestato servizio presso la neonatologia Mangiagalli dal 1987 al 1999; sono stati anni intensi, anni di grandi cambiamenti: è stato introdotto il roaming-in, l'allattamento a richiesta, le corsie sono diventate multietniche... è stato un percorso intenso, che mi ha fornito strumenti importantissimi, sia nell' accudimento del neonato, che nella relazione con la mamma.

Sono poi passata alla chirurgia pediatrica Alfieri dal 1999 al 2005: i primi mesi sono stati faticosi, dal punto di vista personale, ero la referente delle preparazioni agli interventi chirurgici delle 5 specialità di chirurgia pediatrica, del lattario e aiutavo gli infermieri in corsia, sono entrata in contatto con la sofferenza dei piccoli, con le preoccupazioni dei loro genitori, spesso portavo con me a casa, ciò che vivevo in corsia. Con il passare del tempo, le relazioni che si instauravano con i genitori in un momento difficile come il ricovero di un figlio, mi hanno insegnato molto, hanno arricchito la mia professione, ma non solo, ho maturato l'importanza dell'accoglienza, l'importanza del sorriso e dell'ascolto. Ricordo ancora un bimbo che mi salutò con entusiasmo al suo rientro in ospedale:”Ciao Caterina, sono tornato!”

Infine sono passata agli ambulatori pediatrici Regina Elena dal 2005 al 2010: qui il mio ruolo era l'accoglienza dei piccoli e dei loro genitori, la preparazione e l'organizzazione degli ambulatori. Tutto però accadeva molto in fretta, con poche possibilità di creare dei rapporti. Sono stati anni di elaborazione e maturazione di un'idea che da tempo coltivavo: la voglia di lasciare il mio impiego pubblico e mettermi in proprio, mi sentivo solo una matricola e volevo di più dalla mia vita professionale.

Meraviglioso. Parlaci adesso di "Casa Bimbo Tagesmutter Monza".

È una Cooperativa Sociale che eroga servizi alla famiglie del territorio monzese, ma non solo. La Cooperativa nasce nell'aprile del 2010, ed è stata costituita da 20 donne che hanno seguito un corso di formazione professionale per Tagesmutter. Nel giugno 2010, decido di dare le dimissioni dall'ospedale Policlinico Milano e di essere la coordinatrice del servizio, ruolo che ho svolto fino al luglio del 2012. In contemporanea mi sono proposta sul territorio come puericultrice ospedaliera esperta. Sono stata contattata da numerose famiglie, neo-mamme e neo-papà che mi chiedevano sostegno al rientro a casa dalla nursery. Mi sono subito resa conto che il mio percorso lavorativo ospedaliero poteva essere un aiuto prezioso per le neofamiglie.

Da qui è nata l'idea di un nuovo servizio della cooperativa: "Una Puericultrice per noi". Questo servizio è per me un'occasione importante: potere sostenere i neo-genitori, offrire loro degli strumenti, perché possano comprendere meglio le richieste e i bisogni del loro bambino. Fare si che siano loro gli attori principali nel rapporto con i loro bimbi, è per me una grande soddisfazione.

Tu sei una mamma: come sei riuscita a conciliare lavoro e maternità?

Mio figlio ha oggi 19 anni, ricordo con ansia, il mio rientro al lavoro dopo la maternità, io ero allora una turnista, mio marito anche. Spesso Francesco ci chiedeva: "Oggi con chi sto mamma?" Per me giovane mamma nel 1993, conciliare voleva dire poter disporre di un papà e di una suocera disponibili, quando Francesco era ammalato; conciliare significava anche affidare mio figlio ad una ragazza giovane di nome Maddalena, che veniva a casa nostra alle 6.00, per poi portare Francesco all'asilo. Oggi la parola conciliazione sicuramente ha un suono diverso; nella nostra cooperativa la parola conciliazione vuole dire modellare i servizi su misura di quella particolare famiglia, che ha ritmi particolari e tempi che non devono essere standardizzati.

Riesci a mantenere un rapporto duraturo con le famiglie alle quali offri assistenza?

Come si potrebbe fare diversamente: quando finisco un percorso di sostegno neo-genitoriale, sono, anzi, siamo sempre emozionati, quanta tenerezza, che legame si crea, avere condiviso con i genitori un momento unico e così importante come la nascita di un figlio, è per me un valore aggiunto incredibilmente prezioso. A volte mi ritrovo a pensare a Emanuele, Tito, Lorenzo, Tommaso e Jacopo, Pietro e Giacomo, Giovanni, Angelica, Leone, Isabella... e mi rendo conto che una parte di loro e dei loro genitori, mi accompagnerà sempre, anche a fine percorso, perché fanno parte non sono della mia professione, ma anche del mio essere donna.

Quanto ami il tuo lavoro?

A volte mi domando se sono nata prima io, o la mia professione... ricordo che accudivo il mio Ciccio Bello e già pensavo che volevo curare i neonati e diventare mamma. Amare il mio lavoro, vuol dire, essere preoccupata se un neonato è ancora in calo ponderale, o ancora non succhia bene. Amare il mio lavoro, vuol dire ascoltare le neo-mamme e fornire loro un paniere di strumenti, perché possano scegliere quello che più le appartiene. Forse la risposta é ciò che ho detto a mio marito al rientro da una consulenza domiciliare, questo 25 aprile: "Sarà anche un giorno festivo, ma io sono felice di avere lavorato ed essere stata di aiuto a Giacomo ed ai suoi genitori"

Tre domande per conoscerti meglio.

Caterina chi é?

Una donna solare e positiva, il mio motto é: La vita è bella ed io voglio viverla! Credo profondamente nella famiglia e nell'amicizia.

Mi piace cucinare ed organizzare viaggi low cost. I miei punti deboli? Sono istintiva e, a volte, brontolona!

Cosa vorresti fare "da grande"

Il mio sogno nel cassetto: un'esperienza di volontariato in Africa, a contatto con i bimbi e le loro mamme. Credo che nella vita ci sia sempre almeno un'occasione perché un sogno possa diventare realtà, bisogna sapere aspettare e fare maturare il sogno e quando si presenta l'occasione, coglierla al volo e... partire...

Cosa fai nel tempo libero

Viaggio: conoscere altre terre, culture, persone, mi arricchisce molto.

Io e mio marito abbiamo deciso di investire in viaggi fin da quando nostro figlio era piccolo, oggi Francesco, dice che una delle cose più preziose che noi genitori abbiamo fatto è stata quella di farlo viaggiare.

Il bello del viaggiare è anche l'organizzazione... io parto dal presupposto che ci sono tantissimi luoghi che non conosco, per cui decidiamo la meta partendo dal costo del biglietto, naturalmente quello più basso e poi il resto viene da sé.

È anche vero, che per ovvi motivi, non si può sempre viaggiare, allora cosa c'è di più bello di trovare il modo e l'occasione, per condividere con la famiglia e gli amici, parte del tempo libero, magari intorno ad un tavolo, basta un po’ di fantasia e tanta voglia di stare insieme.

Un sentito grazie a Caterina, vi invitiamo a visitare il sito di Casa Bimbo Tagesmutter Monza per conoscere il suo progetto!

Glora, Baby Planner Italia a Milano

        
Letto 44444 volte Ultima modifica il Giovedì, 09 Maggio 2013 12:11